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Brasile, 2014
V. Costa Rica fra i tre campioni

Non era mai successo prima che tre squadre campioni del mondo finissero nello stesso girone della prima fase. Accade invece qui a Brasile 2014, dove il gruppo D comprende tre delle otto squadre già titolate (che tra l’altro sono tutte quante presenti nel campionato). Sin dalla viglia è quindi uno dei gironi della morte del torneo, assieme al gruppo B.

C’è la nazionale italiana, che in quegli anni brilla di luce riflessa dai successi di una forte Juventus: sotto la direzione di Conte e Allegri, conquista l’ineguagliato record di nove scudetti consecutivi (l’ultimo dei quali a guida Sarri) e raggiunge altresì due volte la finale di Champions, sconfitta in entrambi i casi da club spagnoli. In realtà, complice l’elevato numero di stranieri, il blocco bianconero si manifesta solo in una grande difesa composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini, oltre a Buffon in porta. Giorgio Chiellini, nato come esterno sinistro, è un centrale vecchio stile, roccioso e a tratti insuperabile, sempre molto concentrato e sicuro di sé, tanto combattivo in campo quanto riflessivo nella vita di tutti i giorni (è laureato in economia e commercio). Di lui è stato detto che accostargli il termine guerriero è riduttivo, perché “di fatto è molto di più, e tutto ciò emerge davvero nelle sue interviste, quando il rude stopper diventa un gigante gentile: è questa combinazione di professionalità e passione, muscoli e cervello, che rende Chiellini uno dei più grandi difensori dei nostri tempi1)Will Sharp, Giorgio Chiellini: for the love of defending, These Football Times.

Il suo storico sodale, Leonardo Bonucci, è invece “il prototipo del difensore moderno. La sua sicurezza nel ricevere e non buttare mai via la palla, i suoi ottimi fondamentali con entrambi i piedi e le sue spiccate abilità di interpretazione delle situazioni di gioco disegnano il profilo preciso del centrale difensivo ideale per il calcio estremamente tattico di quest’epoca2)Fabio Barcellona, Avanguardia Bonucci, l’Ultimo Uomo. In Brasile disputa solo l’ultimo incontro, quando il ct italiano imposta la difesa a tre. Però Bonucci, che possiede una notevole tecnica sulla scorta dei grandi liberi azzurri capaci di impostare come Scirea e Baresi, cresce ulteriormente negli anni a venire e rafforza il suo ruolo in campo, anche come leader delle formazioni in cui milita. Chiellini e Bonucci viaggiano entrambi oltre le cento presenze in nazionale e costituiscono una delle coppie centrali meglio assortite di sempre. Nel 2018 Josè Mourinho renderà loro omaggio, dicendo che dovrebbero avere una cattedra ad Harvard dalla quale insegnare la tecnica e l’arte di difendere nel calcio. Nel 2021, sempre uno fianco all’altro, guideranno la difesa italiana al titolo continentale.

L’Italia ha disputato un ottimo Europeo due anni prima – condotta da Buffon, Pirlo e De Rossi, e con Cassano e Balotelli efficaci in attacco – e altresì una valida Confederations Cup nella quale ha ceduto il passo in semifinale alla consueta Spagna solo dopo i tiri di rigore. In questo Mondiale la selezione non è male, impreziosita da elementi come Buffon e Pirlo ancora ad alti livelli, seppur con gli anni che passano. Ma dopo l’esordio positivo con l’Inghilterra, la squadra si inchioda. Ci sono grossi problemi in un attacco che resta a secco nelle due partite successive. L’idea del ct Prandelli è quella di sfruttare il palleggio e impostare le partite controllando il gioco, però la formazione azzurra si lascia andare a un atteggiamento lento, privo di spunti e fantasia, a tratti inutilmente lezioso. Gli strascichi polemici conseguenti alla prematura eliminazione certificheranno inoltre la presenza di un clima tutt’altro che sereno fra gli azzurri.

Semifinalista nel precedente Mondiale, campione del Sudamerica tre anni prima, nel girone c’è anche l’Uruguay. È giunto alla fase finale della Coppa di nuovo attraverso un play-off intercontinentale che ha risolto facilmente, contro la Giordania. Il reparto offensivo è lo stesso del 2010 e la crescita ulteriore di Suarez potrebbe compensare il calo e l’anagrafe di Forlan, ma Suarez non è al massimo per un problema al ginocchio comparso a pochi giorni dal Mondiale. La celeste può schierare un altro grande difensore di quegli anni, Diego Godin, efficace in marcatura, formidabile sui colpi di testa, autentico padrone dell’area di rigore. Detiene il record di presenze con la nazionale uruguaiana. Nell’anno mondiale Godin e i suoi compagni dell’Atletico Madrid, allenato da Simeone, devono inchinarsi di fronte agli odiati concittadini del Real nella finale di Champions (e avverrà di nuovo nel 2016), ma Atletico e Godin sono nel contempo i protagonisti della Liga. All’intervallo della partita decisiva, l’ultima della stagione al Camp Nou contro il Barcellona, l’Atletico è sotto di un gol e con due titolari (Diego Costa e Arda Turan) fuori dopo venti minuti per infortunio, e così il campionato sarebbe nelle mani dei catalani; nella ripresa è proprio Godin l’uomo che segna il decisivo gol del pareggio e che regala il decimo titolo spagnolo all’Atletico Madrid, il primo in diciotto anni.

C’è poi l’Inghilterra, la cui tradizionale forza, accoppiata al blasone, incrocia al momento un classico periodo di fine ciclo – ciclo nel quale oltre tutto non ha raccolto quanto poteva e sperava. E c’è infine la quarta squadra, la Costa Rica, all’apparenza solo un’intrusa nel mini-torneo fra i campioni del Mondo. Il girone si trasforma in un confronto divertente e aperto sino all’ultimo, da raccontare passo per passo.

Per l’esordio in questo Mondiale contro la Costa Rica, l’Uruguay deve fare a meno di Suarez ma schiera comunque un attacco a tre, confidando con ogni probabilità in una partita gestita essenzialmente sul versante offensivo. In effetti l’Uruguay parte bene e alla metà del primo tempo si porta in vantaggio: su calcio piazzato c’è un fallo in area di Diaz che abbraccia Lugano, impedendogli così l’intervento di testa; Cavani va sul dischetto, il portiere Navas sfiora ma non ci arriva, uno a zero per l’Uruguay. I centroamericani si riprendono, cominciano ad affacciarsi con una certa regolarità nell’area avversaria e ci sarebbe anche un rigore a loro favore per un fallo di Godin su Borges uguale al precedente – ma in questo frangente l’arbitro non interviene. Serve però la migliore versione di Navas per evitare il raddoppio uruguaiano su una conclusione, deviata, di Forlan. E poi nella ripresa, in campo rientra soltanto la Costa Rica. In tre minuti, dal cinquantaquattresimo al cinquantasettesimo, i centroamericani sfoderano un micidiale uno-due firmato da Campbell e Duarte, e ancora nel finale Urena infila per la terza volta l’estremo uruguagio. Grande sorpresa da tutti imprevista: Costa Rica tre – Uruguay uno.

Giocata a Manaus, nel cuore della foresta amazzonica, con il fondato timore alla vigilia di un caldo e un’umidità a livelli intollerabili – in realtà ci sono, ma alla fine della fiera non saranno così tremendi come atteso –, il classico incrocio fra Italia e Inghilterra dà vita a una partita piacevole e vinta con merito dagli azzurri, le cui lunghe trame di passaggi irretiscono gli avversari. Le marcature avvengono tra la fine del primo tempo e il secondo: con un tiro rasoterra da fuori area Marchisio porta avanti l’Italia; pari di Sturridge dopo pochi minuti; rete decisiva in avvio di ripresa segnata di testa da Balotelli. Per gli italiani sembra che il compito più impegnativo del girone sia stato assolto, anche alla luce dell’inaspettata sconfitta occorsa all’Uruguay, ma è una semplice illusione.

Fra Uruguay e Inghilterra c’è già in palio una bella fetta di Mondiale nel secondo turno del girone. Esordisce in questo torneo Suarez a comporre l’attacco della celeste in coppia con Cavani: Suarez è protagonista assoluto in campo e la sfida personale che mette in scena con l’inglese Rooney condensa l’intera partita. Gli inglesi iniziano bene e vanno vicini alla rete appunto con Rooney, che sfiora la porta uruguagia su punizione e coglie la traversa con un colpo di testa. Ma al trentanovesimo, su assist di Cavani, è la testa di Suarez a portare in vantaggio i suoi. Secondo tempo, Rooney ci prova una prima volta con una conclusione dall’area respinta da Muslera, ma non sbaglia la seconda opportunità, consentendo all’Inghilterra di raggiungere l’uno a uno al minuto settantacinque di gioco. Ma a cinque minuti dal termine Suarez esprime tutta la sua potenza applicata al talento calcistico: entra in area di rigore, implacabile, devastante, e il suo sinistro non lascia scampo all’Inghilterra. L’incontro si chiude con il risultato di due a uno per l’Uruguay.

Nella sfida che la vede opposta alla Costa Rica, la selezione azzurra per buona parte del primo tempo pare in grado di comandare il gioco e sfiora il vantaggio in un paio di occasioni, purtroppo con l’uomo sbagliato: lancio illuminante di Pirlo per Balotelli che solo davanti al portiere controlla male e calcia peggio, e poco dopo sempre Balotelli ha un’altra bella occasione da rete che non concretizza. Da lì in avanti l’Italia si spegne, progressivamente ma senza rimedio alcuno; la Costa Rica spinge, mette in difficoltà gli azzurri e passa in vantaggio alla fine del primo tempo con Ruiz. Nel corso della ripresa Prandelli rivoluziona la squadra volgendola verso l’attacco, l’andamento però resta immutato e in campo non succede molto: si assiste a un tiro da fuori di Darmian e ad una punizione di Pirlo, entrambi parati da Navas, mentre la Costa Rica è anche capace di andare vicino al raddoppio. Nuova sorpresa, forse ancora maggiore della precedente perché la Costa Rica è riuscita nell’impresa di ripetersi battendo anche l’Italia, e rappresenta ormai una consolidata rivelazione del campionato.

Prima dell’ultimo turno l’inaspettata situazione di classifica del girone è questa: Costa Rica sei punti, Italia e Uruguay tre, Inghilterra zero. La Costa Rica è agli ottavi di finale con un turno di anticipo, l’Inghilterra è fuori, e nello scontro diretto le due selezioni chiudono sullo zero a zero. La sfida decisiva è diventata Uruguay – Italia. Agli europei basta un pari in virtù della migliore differenza reti, ma l’Uruguay viene da una vittoria, l’Italia al contrario da una sconfitta ed è in realtà su di un pericoloso piano inclinato che facilmente potrebbe indurla a scivolare verso il disastro. La paura – di scoprirsi, di concedere il destro all’avversario, di perdere le residue certezze – domina la prima ora di gioco fra le due selezioni, per cui in campo non accade molto e la situazione di parità a reti bianche resta il naturale esito dell’incontro. Sono invece colmi di eventi e risolutivi i trenta minuti finali.

Al cinquantanovesimo un’espulsione piuttosto esagerata per un intervento in tackle comminata a Marchisio – un membro del forte centrocampo juventino di quegli anni – lascia gli italiani in dieci. L’Uruguay fiuta l’improvviso disorientamento dell’avversario e inizia ad attaccare: Suarez penetra in area di rigore, calcia e una grande parata di Buffon, disteso sulla sua destra, salva la porta italiana. Al settantanovesimo minuto lo stesso Suarez si libera infine di ogni freno inibitorio e, spinto dall’impellente necessità di tornare ad azzannare gli avversari sul terreno di gioco (è la terza volta che accade durante i suoi anni da professionista, per fortuna l’ultima, almeno al momento), in piena area italiana, con la palla lontana, pianta un morso sulla spalla di Chiellini; poi l’attaccante uruguaiano stramazza a terra riuscendo pure a lamentarsi per essersi fatto male ai denti. Chiellini saltella per il campo esibendo i segni della dentatura di Suarez sulla carne e l’arbitro – che con ogni probabilità non ha capito alcunché di quanto avvenuto – fischia un fallo a favore dell’Italia ma non sanziona l’uruguaiano. L’episodio però non può passare inosservato, visti anche i precedenti: nei giorni successivi, tramite la prova tv, la commissione disciplinare della Fifa rifila nove giornate di squalifica a Suarez, il che significa torneo finito; protesta la federazione uruguaiana, protesta addirittura il presidente Mujica – con parole francamente inappropriate stante l’accaduto evidente a tutti -, ma la squalifica rimane.

Poco dopo l’episodio del morso, e siamo quindi negli ultimi dieci minuti di gioco, l’Uruguay batte un corner: interviene Godin fra un selva di giocatori, colpisce la sfera di spalla, voltato in direzione opposta, e nonostante tutto riesce a indirizzare in rete quello che rappresenta il gol della qualificazione per la celeste. La selezione italiana non ha forza, mezzi e soprattutto testa per reagire, per cui l’Uruguay si impone uno a zero. Il girone della morte registra alla fine il seguente esito: prima Costa Rica e seconda Uruguay, che in assenza del suo indiscutibile ma sciroccato fuoriclasse non farà però molta strada nel resto del torneo; fuori le europee – e allora Italia eliminata nel corso della fase a gironi per il secondo Mondiale di fila.

Allora è la Costa Rica la migliore del lotto, questa rappresentativa di un piccolo paese stabile, pacifico e florido nel contesto da sempre difficile dell’America Centrale, e comunque espressione di un movimento calcistico con una certa tradizione alle spalle. I costaricani calcano le scene della Coppa del Mondo per la quarta volta, poi approderanno anche a Russia 2018, e vantano gli ottavi di finale conquistati nell’edizione del 1990. Qui riusciranno a fare ancora meglio. È una selezione che raggiunge i risultati più prestigiosi nell’impegnativo agone del Mondiale, piuttosto che nell’ambito locale: l’ultima finale di Gold Cup risale al 2002, l’ultima affermazione nel torneo continentale addirittura al 1989. La Costa Rica ormai può legittimamente rivendicare il ruolo di terza forza della Concacaf, assieme al classico potere messicano e alla più recente preminenza statunitense; qui in Brasile poi il bilancio delle selezioni nord e centro americane è ottimo, con tre squadre qualificate alla fase a eliminazione diretta, una ai quarti.

Allenata dal colombiano Pinto, la selezione della Costa Rica dimostra di essere particolarmente solida in difesa – che viene schierata a tre -, finendo il torneo imbattuta e con appena due gol al passivo. Dimostra anche un piglio combattivo al limite della scorrettezza rimediando il titolo di squadra più sanzionata del torneo, forte di tredici cartellini (12 gialli, 1 rosso) come il Brasile, ma con due partite in meno a disposizione. L’elemento chiave a centrocampo è Borges, davanti brillano Campbell e Ruiz, principale marcatore della selezione con due reti. Ma il miglior uomo della Costa Rica nel Mondiale brasiliano, nonché l’unico reduce del 2014 in grado di ritagliarsi una posizione di primo piano nel panorama calcistico internazionale dopo l’exploit della Coppa, è il portiere Keylor Navas. Viene eletto uomo del match nelle sfide che oppongono la Costa Rica a Inghilterra, Grecia e Olanda, e gioca nel complesso un torneo strepitoso. Navas è stato allenato da Conejo, estremo difensore della nazionale e ottimo protagonista a Italia ’90: pare che per migliorare le sue doti atletiche e acrobatiche abbia richiesto l’intervento di un vero e proprio acrobata del circo3)Luigi Guelpa, Il ruolo del portiere secondo Luis Gabelo Conejo, QuattroTreTre. Arriva al Mondiale come giocatore del Levante, poi passa al Real Madrid dove sostituisce Casillas, e dopo alcune stagioni trionfali è al Paris Saint-Germain. Navas diventa uno dei più forti portieri del decennio.

Attende la Costa Rica agli ottavi di finale la Grecia per una sfida anomala ma nel contempo storica per le due selezioni – scontato dire che per entrambe sarebbe il primo accesso ai quarti di finale della Coppa. Dopo i fasti del titolo continentale 2004, la Grecia è tornata a costruire una valida nazionale che due anni prima del Mondiale ha disputato un buon Europeo. Il reparto offensivo è però il settore dove la squadra greca denuncia le maggiori difficoltà, costringendo infatti il ct Fernando Santos (portoghese, dopo il torneo sarà alla guida della sua nazionale di origine, per molti anni) a mischiare diverse volte le carte. Si fa notare il difensore Manolas. Emerge poi ancora una volta il centrocampista Karagounis, trentasette primavere sulle spalle e campione d’Europa nel 2004, che parte dalla panchina ma poi assume con prepotenza un ruolo imprescindibile nella squadra; centotrentanove presenze in nazionale, record, con il Mondiale chiuderà la sua carriera internazionale.

Durante la fase a gironi la formazione greca ottiene un insperato secondo posto nell’ambito di un girone davvero difficile. Dopo la sconfitta patita dalla Colombia, pesante ma in una partita comunque combattuta, gli ellenici incrociano il Giappone, anch’esso reduce da un esordio con sconfitta di fronte alla Costa d’Avorio. I greci restano in dieci per quasi un’ora a causa dell’espulsione di Katsouranis, ma la partita finisce zero a zero. La sfida che decide il passaggio del turno sarà una drammatica Grecia – Costa d’Avorio.

Gli africani sono favoriti, sia per il valore delle selezioni in campo, sia per la situazione di classifica (basta infatti un pari alla Costa d’Avorio per la qualificazione), mentre gli ellenici non sono ancora riusciti a marcare nemmeno un gol. In ogni caso la Grecia interpreta meglio la fase iniziale dell’incontro e, dopo aver colto la traversa con Cholevas, passa in vantaggio grazie al gol di Samaris, con la difesa ivoriana nel contesto insufficiente. Ripresa, altra traversa ellenica su tiro da lontano di Karagounis, ma pareggio africano con il gol di Bony. Il tempo per un terzo legno colto dai greci con Torosidis con un tiro che forse era un cross sbagliato, e si giunge alla scena finale: in pieno recupero l’ivoriano Sio, entrato in campo da poco, commette fallo su Samaris intento a concludere a rete nel cuore dell’area: calcio di rigore, realizzato dallo stesso Samaris, e gol della qualificazione. Al terzo tentativo di sempre la Grecia riesce per la prima volta a raggiungere la fase a eliminazione diretta dei Mondiali. A partita conclusa Samaris accarezza dolcemente la testa di Barry, il portiere della Costa d’Avorio, steso a terra con la faccia sull’erba e disperato per uno storico successo sfumato a due passi dal traguardo. Gli ivoriani, campioni d’Africa di lì a pochi mesi, non sono mai riusciti a passare il primo turno in Coppa del Mondo.

La sfida degli ottavi di finale vede i costaricani trovare la rete del vantaggio all’inizio del secondo tempo con Ruiz. Ma l’espulsione di Duarte al minuto sessantasei per doppia ammonizione cambia l’esito dell’incontro a vantaggio dei greci, che pervengono al pareggio, benché soltanto (e nuovamente) nei minuti di recupero: Papastathopoulos raccoglie la respinta di Navas su tiro di Gekas e mette in rete. Il contraccolpo sul morale avversario per un gol incassato all’ultimo istante disponibile, accompagnato dall’uomo in più, dovrebbe spianare la strada alle ambizioni greche, e invece i centroamericani nel corso dei tempi supplementari resistono strenuamente: si segnalano un paio di occasioni per Mitroglou non sfruttate, poiché sulla prima è grande Navas, sulla seconda è l’attaccante greco a mandare fuori di fronte all’uscita del portiere costaricano. Si passa allora ai tiri dagli undici metri, che la Grecia esegue senza il suo allenatore – per quel che può servire durante i rigori – espulso causa proteste. La Costa Rica è avanti quattro a tre, tutti i rigori sono stati segnati e si avvia al dischetto Gekas per il quarto tentativo greco: tira sulla destra del portiere, anche forte ma poco angolato, è ottimo Navas con la mano di richiamo a respingere la conclusione. Tocca a Umana, segna, e la Costa Rica, la splendida sorpresa del torneo che non si ferma più, raggiunge i quarti di finale.

Navas in uscita su van Persie – elsalvador.com

Ci si domanda ormai cos’altro potrebbe combinare l’imprevedibile Costa Rica ora opposta all’Olanda, d’altra parte favorita d’obbligo, nella partita che deciderà una della semifinaliste di Brasile 2014. Le due selezioni propongono anche lo stesso schieramento sul terreno di gioco caratterizzato dalla difesa a tre. È ancora una volta Navas a tenere in piedi i suoi con una prestazione superlativa nel corso di un primo tempo che registra ripetute e pericolose ondate di attacchi da parte degli europei. Il portiere costaricano si produce in un ottimo salvataggio su conclusione dall’area di van Persie, e poi si ripete con respinta di piede su tiro di Depay; poi ci prova Sneijder con una conclusione da calcio da fermo sulla quale Navas, in volo, è grandioso; sul finire di tempo l’insuperabile Navas esce tempestivamente incontro a van Persie lanciato a rete e lo anticipa bloccando la sfera.

La pressione olandese diventa meno asfissiante nel secondo tempo ma si riaccende con prepotenza nelle fasi finali dei regolamentari. Sneijder tenta di nuovo la via del gol su calcio di punizione fischiato per un fallo (con conseguente ammonizione a carico di Gonzalez) che in realtà è stato solo un plateale tuffo a terra di Robben, e coglie il palo della porta costaricana. Poi una conclusione di van Persie è respinta sulla linea da Tejeda, con la palla che in seguito sbatte sulla traversa ed esce.

Si passa ai tempi supplementari. Nella seconda frazione i centroamericani costruiscono la loro migliore occasione da rete grazie a una bella azione personale di Umana che si presenta al cospetto del portiere avversario – sin lì abbastanza inattivo -, il quale però respinge di tibia. Poi a due minuti dal fischio finale uno splendido tiro scoccato dal vertice sinistro dell’area di rigore da parte di Sneijder, oggi scatenato come ai bei tempi, finisce sulla traversa, e poi Robben non riesce a ribadire verso la porta. Un’Olanda sfortunata ha spinto per buona parte dell’incontro, la Costa Rica essenzialmente ha difeso e ha retto: morale della favola, zero a zero e tiri di rigore per designare la selezione vincente.

A questo punto della storia è opportuno precisare come gli olandesi non serbino dei gran ricordi in tema di tiri dagli undici metri: su cinque partite concluse ai rigori nella fasi finali di Mondiali ed Europei ne hanno perse quattro. Il passato è testimone di una tradizione parecchio negativa e di un approccio ai rigori per lo meno poco sereno, problematico, qui aggravato dal peso di una gara condotta ma non conclusa a proprio favore, oltre al fatto di avere tutto da perdere rispetto ai meno quotati avversari. Ce n’è abbastanza per abbandonarsi al pessimismo. Con una decisione mai vista prima a questi livelli, van Gaal cambia portiere poco prima dei rigori, nei minuti di recupero dei supplementari, e quindi inserisce l’estremo Krul del Newcastle United al posto di Cillessen. Il vero specialista in tema di rigori sarebbe Vorm, il terzo portiere, ma non conta, l’imprevista sostituzione destabilizza i costaricani. Oltre tutto Krul assume sin da subito un atteggiamento aggressivo tendente al provocatorio: prima di ogni tiro avvicina l’avversario di turno urlando vamos, oppure indica platealmente dove costui avrebbe tirato il rigore4)Ben Lyttleton, The inevitable conclusion, The Blizzard n. 14. Dirà Danny Blind, assistente di van Gaal “Per le nostre pessime esperienze ai rigori, sapevamo di dover inventare qualcosa di diverso”. I tiri di rigore sono un gioco psicologico, come il tennis, e la scelta di van Gaal si trasforma nella mossa chiave che scompagina il contesto e regala la vittoria agli olandesi.

Inizia la serie Borges per la Costa Rica e segna, nonostante il nuovo portiere olandese abbia intuito la direzione del tiro. Segna van Persie per l’Olanda e anche in questo caso Navas, che prima di ogni tiro esegue un frenetico movimento con le braccia per distrarre l’avversario, ha intuito la direzione ma il tiro è veramente angolato e imprendibile. Tocca a Ruiz, Krul para ed esulta in modo ostentato, senza freni. Poi realizzano il proprio rigore nell’ordine Robben, Gonzalez, Sneijder, Bolanos e Kuyt, quest’ultimo con un’esecuzione molto precisa e tesa che garantisce agli europei per lo meno l’approdo ai tiri ad oltranza.

Il quinto rigore costaricano, assolutamente da realizzare, è sui piedi di Umana, autore del tiro decisivo nella partita vinta agli ottavi: calcia ed è un’altra parata di Krul, sempre sulla sinistra ma questa volta decisamente più difficile della prima. È fatta, Krul diventa l’eroe del momento insieme al suo geniale commissario tecnico, coraggioso nell’aver assunto una decisione all’apparenza insensata ma rivelatasi senza dubbio fondamentale. L’Olanda vince e passa in semifinale, l’esito giusto della sfida rispetto a quanto visto in campo, mettendo così fine alla bella avventura della Costa Rica nel corso di Brasile 2014.

1 marzo 2022

References   [ + ]

1. Will Sharp, Giorgio Chiellini: for the love of defending, These Football Times
2. Fabio Barcellona, Avanguardia Bonucci, l’Ultimo Uomo
3. Luigi Guelpa, Il ruolo del portiere secondo Luis Gabelo Conejo, QuattroTreTre
4. Ben Lyttleton, The inevitable conclusion, The Blizzard n. 14